Acconto sulle tasse: come non pagarlo!

Il 30 novembre chi ha una partita Iva deve versare l'acconto sulle tasse dell’anno successivo. Ma cos'è e esiste un modo per non pagarlo?

Indice

Introduzione

Il pagamento dell’IRPEF, imposta sul reddito delle persone fisiche, è basato su di un sistema saldo/acconto sulle tasse. Esistono cioè due momenti nel corso dell’anno in cui il contribuente è chiamato a pagare le proprie imposte mediante un sistema di autoliquidazione, ovvero dichiarando il dovuto autonomamente e pagandolo.

Nota Bene: dal calcolo delle imposte dovute può scaturire una situazione di debito e quindi il contribuente sarà chiamato a versare, oppure una situazione di credito. In questo secondo caso il contribuente potrà scegliere se chiedere un rimborso, compensare con altre imposte dovute o cedere a terzi questo credito. 

Sostanzialmente si pagano le tasse sull’anno precedente e un acconto sull’anno in corso. 

Il 30 novembre di ogni anno chiunque possieda una partita Iva è chiamato a saldare l’acconto delle tasse previste per l’anno in corso.

Ma cosa sono davvero questi acconti? Come si calcolano? Cosa succede se non vengono pagati? E infine… esistono modi per non pagarli? 

Cos’è l’acconto sulle tasse?

Il sistema italiano di pagamento delle tasse si basa su “acconto-saldo”, un sistema atipico e fortemente penalizzante per il primo anno di attività. Cosa significa? Facciamo un esempio pratico: un imprenditore che ha aperto la sua attività nel 2020 verrà chiamato a pagare le tasse per la prima volta nel 2021. Oltre alle tasse per il 2020 dovrà altresì pagare un acconto per l’anno in corso, ovvero per il 2021. 

E nel 2022? Nel 2022 dovrà pagare il saldo del 2021 a giugno, sottraendo l’acconto già versato, e l’acconto sul 2022 in due tranche, il 40% a giugno e il 60% a novembre.

Gli acconti sono previsti per tutti i Regimi Fiscali, Forfettario compreso.

Come si calcola?

L’acconto lo si può calcolare in due modi. 

L’acconto lo si può calcolare in due modi. 

  • Metodo storico, ovvero il 100% dell’imposta anno precedente (praticamente un vero e proprio raddoppio di tasse). È il metodo più sicuro e più utilizzato. 
  • Metodo previsionale, andando a calcolare l’acconto sulla previsione del fatturato dell’anno in corso. Se io verso l’acconto e sbaglio fino ad un massimo del 20% di quello che avrei dovuto non succede nulla, ma se lo scostamento è superiore al 20% c’è una sanzione per “insufficiente versamento”. E’ un metodo molto delicato da utilizzare ed è il motivo per cui non è preferito dalla maggior parte dei contribuenti

Cosa succede se non si paga?

Se l’acconto non viene pagato è prevista una sanzione per mancato pagamento o insufficiente pagamento a seconda dei casi. Le sanzioni sul mancato pagamento delle imposte sono pari al 30% dell’imposta omessa, oltre alla stessa imposta con aggiunta di interessi che decorrono dal giorno di scadenza a quello di effettivo pagamento.

Esiste tuttavia un escamotage che non consente di risparmiare o di non pagare l’acconto, ma di ritardarne il pagamento.

Quale?

Pagando solo il saldo a giugno dell’anno successivo con gli interessi dovuti per il ravvedimento operoso. 

Questo escamotage non garantisce di “salvarsi” da avviso di liquidazione e sanzioni, ma è molto difficile che nei 7 mesi di “ritardo” arrivino.

Cause di esclusione dal pagamento dell’acconto sulle tasse

Esistono delle cause di esclusione che ci consentono di non versare gli acconti e di pagare le tasse anche due anni dopo. 

Quali?

Ad esempio la cessazione di attività. Circostanza che ad esempio può avvenire nei casi di cambio di forma giuridica. 

Cambio della forma giuridica 

Se ho una ditta individuale e la conferisco in SRL o in una società di persone, o se ho una società di persone (SNC, SAS) e la trasformo in SRL, nell’ultimo trimestre o comunque entro il 31/12 dell’anno, tecnicamente avviene la “cessazione dell’attività d’impresa” (sussiste la continuità aziendale, ma de facto l’attività cessa). 

Tale situazione esclude dal pagamento degli acconti. 

Ma non solo, nel caso di passaggio a SRL, convogliando il fatturato dell’ultimo trimestre in essa e sfruttando la possibilità di bilancio lungo (da 12 a 15 mesi) previsto per il primo anno, le imposte dovranno essere versate a giugno 2023.  Niente male perché riesco a generare un flusso di cassa positivo notevole.

Ovviamente si tratta di esempi generali che necessitano di essere contestualizzati al tuo caso specifico e che quindi vanno applicati con prudenza e consapevolezza della propria situazione. Insomma, maneggiare con cura e farsi sempre assistere da un Commercialista.

Se ti è piaciuto condividilo!

Per sapere di più su: "Acconto sulle tasse: come non pagarlo!"

Potrebbe interessarti anche...

Pianificazione fiscale d’impresa

Liberi professionisti, lavoratori dipendenti, piccole aziende e multinazionali: tutti i contribuenti, almeno una volta nella vita, si sono lamentati della pressione fiscale che devono sostenere.
L’atteggiamento negativo nei confronti delle tasse è particolarmente concreto se si parla del contesto italiano, dove, è risaputo, la pressione fiscale non è sicuramente irrisoria se paragonata ad altri paesi.

Bonus carburante da 200 euro: la check list per l’utilizzo

Si amplia la platea dei lavoratori che possono beneficiare del bonus carburante previsto dal decreto Ucraina. Una modifica al disegno di legge per la conversione del D.L. n. 21/2022, introdotta durante l’esame in Commissione al Senato, estende l’utilizzo dei nuovi buoni benzina anche ai lavoratori dipendenti di soggetti che non sono aziende come, ad esempio, gli studi professionali o gli Enti del Terzo settore che svolgono esclusivamente attività non commerciale.

Si può ritenere, inoltre, che possano beneficiarne anche i lavoratori in smart working.

Criptovalute: Quali Sono i 5 Errori da Evitare?

Durante la mia quotidiana attività di consulenza fiscale, sono costantemente in contatto con possessori di criptovalute molto confusi e preoccupati, perché non riescono a capire come comportarsi con le loro monete virtuali in quanto, navigando sul web o parlando con “professionisti” del settore, ricevono informazioni superficiali, discordanti, incomplete o, peggio ancora, pericolosamente errate!

La verità è soltanto una…dobbiamo fare attenzione perché con le monete virtuali il fisco non scherza; vediamo quindi quali sono i 5 errori da evitare.

Decreto OAM ed operatori di criptovalute: come cambiano le cose?

A seguito della firma del cosiddetto Decreto OAM da parte del Ministro dell’Economia Daniele Franco, il settore italiano delle criptovalute è stato colpito da un’ondata di incertezza.
Il provvedimento, infatti, nonostante abbia come scopo quello di mettere ordine nell’attuale caos normativo, presenta diverse criticità che hanno messo in allarme sia operatori di criptovalute nazionali che esteri. In questo articolo vediamo perché e come cambiano le cose per il settore.

Che tipo di Controlli stanno facendo Guardia di Finanza & Agenzia delle Entrate?

Abbiamo già parlato di quali siano gli obblighi dichiarativi e gli errori che molti investitori stanno commettendo sottovalutando il fenomeno fiscale nell’ambito delle monete virtuali.

L’amministrazione finanziaria e la Guardia di Finanza hanno già iniziato un’attività di controllo con il fine di contrastare i fenomeni di riciclaggio, ossia il reimpiego di redditi non dichiarati in attività finanziarie.

Quali Sono gli ERRORI che stanno Commettendo Quasi Tutti i Possessori di CRIPTOVALUTE?

Una buona parte dei possessori di monete virtuali sottovaluta il fenomeno dichiarativo.
L’Italia è stato un paese pioniere nel recepimento della quarta e della quinta direttiva antiriciclaggio e nella definizione di valuta virtuale.
Poi, ha inserito delle norme atte a prendere i risultati ottenuti proprio in sede di antiriciclaggio per poterli utilizzare ai fini della determinazione del reddito.

Le criptovalute vanno dichiarate?

L’Agenzia delle Entrate si è già espressa innumerevoli volte così come anche la dottrina e la giurisprudenza; recentemente anche i controlli delle autorità fiscali, vertono in questa direzione.

Quindi si, le monete virtuali vanno dichiarate.