Decreto OAM ed operatori di criptovalute: come cambiano le cose?

A seguito della firma del cosiddetto Decreto OAM da parte del Ministro dell’Economia Daniele Franco, il settore italiano delle criptovalute è stato colpito da un'ondata di incertezza.
Il provvedimento, infatti, nonostante abbia come scopo quello di mettere ordine nell’attuale caos normativo, presenta diverse criticità che hanno messo in allarme sia operatori di criptovalute nazionali che esteri. In questo articolo vediamo perché e come cambiano le cose per il settore.

Indice

Il registro degli operatori di criptovalute

Come prima importante novità il testo introduce una sezione speciale del registro dellOrganismo degli Agenti e Mediatori creditizi (da ora in avanti OAM). Questa sezione speciale si occuperà esclusivamente dei servizi dedicati alle criptovalute e sarà attiva entro il 18 maggio prossimo, secondo quanto comunicato dall’OAM stesso.

Nella sezione speciale verranno raccolti i nomi di tutti i prestatori di servizi relativi allutilizzo di valute virtuale che verranno, secondo il provvedimento, assimilati ai money transfer ed ai cambiavalute.

Quali adempimenti per gli operatori?

Gli operatori di criptovalute già attivi – anche on-line – sul territorio italiano alla data di entrata in vigore del provvedimento avranno a disposizione 60 giorni a partire dalla pubblicazione del registro per comunicare la propria operatività in Italia e continuare legittimamente l’attività. Non c’è infatti necessità di attendere alcuna risposta da parte dell’OAM, ma è sufficiente che gli operatori di criptovalute effettuino la comunicazione.

Gli operatori non ancora attivi, invece, dovranno comunicare allOAM la propria intenzione a operare anche in Italia e dovranno attendere la validazione della richiesta prima di iniziare ad erogare i servizi nel territorio italiano. 

Il provvedimento estende quindi le proprie prescrizioni anche agli operatori esteri, la cui attività venga svolta a distanza con modalità telematiche sul territorio italiano, eventualmente tramite siti web, o ad applicazioni che offrono servizi in lingua italiana. Per questi soggetti diventerà obbligatorio avere una sede legale o una stabile organizzazione nel territorio italiano.

Per gli operatori di criptovalute che dovessero risultare inadempienti, scatterà il divieto di operare in Italia, essendo considerati abusivi, e si potrà arrivare fino all’oscuramento del sito web – o dell’app.

L’OAM è tenuto a raccogliere e mantenere aggiornati i dati forniti dagli operatori di criptovalute registrati, che in caso di richiesta dovranno essere messi a disposizione delle autorità di vigilanza, della Guardia di finanza, della polizia valutaria, dell’Antimafia e Antiterrorismo.

Chi sono i soggetti coinvolti dalla normativa?

Il nuovo decreto porta con sé un’altra criticità importante, che riguarda la descrizione dei soggetti coinvolti da quanto sopra descritto. Il provvedimento, infatti, sembra comprendere una vasta gamma di operatori, ben superiore a quelli che esercitano attività riconducibili a quelle di exchange di criptovalute.

L’art. 1 comma 2 lett. b del Decreto stabilisce che sono tenuti al rispetto della normativa tutti i soggetti che forniscono:

servizi funzionali allutilizzo, allo scambio, alla conservazione di valuta virtuale e alla loro conversione da ovvero in valute aventi corso legale o in rappresentazioni digitali di valore, ivi comprese quelle convertibili in altre valute virtuali nonché i servizi di emissione, offerta, trasferimento e compensazione e ogni altro servizio funzionale allacquisizione, alla negoziazione o allintermediazione nello scambio delle medesime valute”.

Questa definizione pone un problema pratico non indifferente in quanto si ritrovano colpiti dallobbligo di registrazione allOAM, e conseguente trasmissione dei dati, anche tutti coloro che non operano direttamente come exchange di criptovalute, ma che offrono un qualunque tipo di servizio “funzionale” allo scambio di cripto. Pena l’esclusione dell’erogazione dei servizi su tutto il territorio nazionale. In questo contesto, anche un avvocato o un commercialista che fornisce consulenza nel settore, sarebbe tenuto alla registrazione.

Una sfida per gli operatori di criptovalute in Italia

Le norme di diritto interno appaiono palesemente in contrasto con la lettera e con lo spirito delle direttive europee antiriciclaggio. All’interno delle  normative europee non si fa riferimento a servizi indirettamente o potenzialmente correlati all’attività di cambio o ai servizi di portafoglio digitale.

Inoltre, le norme europee si riferiscono esclusivamente alle attività di scambio tra valute virtuali e valute aventi corso forzoso (valute fiat), mentre non sono indicati i servizi di scambio di criptovalute con altre criptovalute nonostante questi siano espressamente riportati all’interno della normativa italiana.

Un’opportunità per chi compra e vende criptovalute

Abbiamo fino qui visto quali sono le novità introdotte dal decreto OAM e quali ricadute ci saranno sull’attività degli operatori di criptovalute. D’altra parte, affrontando la questione dal punto di vista degli investitori, soprattutto dei piccoli risparmiatori, le novità introdotte dal legislatore rappresentano un’opportunità importante sotto il profilo della tutela. Infatti, l’obbligo degli exchange e degli altri operatori di rientrare in un apposito registro è il primo passo per aumentare il livello di controllo sul mercato delle criptovalute e prevenire truffe o altri eventi negativi ai danni dei consumatori finali. In passato, un’esperienza simile decisamente positiva è stata portata avanti nel settore del crowdfunding, dove Consob ha istituito il registro dei gestori di portali per la raccolta di capitali online, che per iniziare ad operare devono chiedere un’autorizzazione e devono successivamente rispettare uno specifico regolamento volto principalmente a tutelare gli investitori privati. Da questo punto di vista, sarà molto interessante osservare i prossimi sviluppi che ha in mente il regolatore.


In conclusione, gli elementi di questa normativa, le criticità presenti e le opportunità future rappresentano una sfida importante per il settore italiano delle criptovalute, anche perché gli operatori italiani o internazionali che vogliono operare in Italia dovranno affrontare ingenti costi per adattarsi alle richieste del legislatore. Bisognerà prestare particolare attenzione affinché il mercato nazionale, che già ha ridotte quote di mercato, non ne esca fortemente penalizzato rispetto ai mercati esteri. 

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