Compenso amministratore: come si calcola e tassazione

Il compenso amministratore è la somma di denaro versata all’amministratore di un’azienda per il suo ruolo ed è molto utile sapere come si calcola per sfruttare la tassazione a vantaggio del risparmio fiscale dell’impresa.
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Indice

Il compenso amministratore

Il compenso amministratore deve essere stabilito dall’assemblea dei soci, che ne definisce anche modalità e tempistiche di versamento, infatti può essere mensile, trimestrale oppure annuale. Il destinatario è la figura dell’amministratore, che può essere un soggetto singolo o un consiglio di amministrazione composto da più soggetti, e può essere interno o esterno all’azienda. In ogni caso è una voce di costo per l’azienda, che può sfruttarla per attuare strategie di risparmio fiscale totalmente consentite dalla legge.

In quanto voce di costo, infatti, questa somma si sottrae ai ricavi e va ad abbassare l’imponibile su cui viene calcolata l’IRES per l’azienda. La sua erogazione permette spesso di remunerare i fondatori dall’azienda evitando di passare per la distribuzione dei dividendi con la relativa tassazione al 26%.

Come si calcola il compenso amministratore

Le modalità di calcolo del compenso amministratore dipendono dalle decisioni dell’assemblea dei soci, che dovrà valutare le esigenze della propria azienda e fare un’apposita delibera in merito, ogni anno oppure periodicamente.

Innanzitutto il compenso può essere fisso o variabile: nel primo caso prevede una somma fissa prestabilita a cui può essere aggiunta una somma variabile calcolata in basi ai risultati realizzati dall’azienda di volta in volta; nel secondo, invece, l’intera somma dipende dall’ammontare degli utili risultanti dal bilancio.

Ma il compenso può anche non essere esclusivamente monetario: l’assemblea può stabilire di erogare parte del compenso sotto forma di benefit del valore corrispondente oppure sotto forma di quote di partecipazione alla società. 

Attenzione: se l’assemblea delibera un determinato compenso amministratore ma l’azienda si rende conto nel corso dell’anno di non riuscire a pagarlo, è fondamentale procedere a una seconda delibera che revochi il compenso in quanto non sostenibile. Se non si procede in questo modo, si rischia di incorrere in contestazioni fiscali.

Un esempio di calcolo del compenso amministratore

Compenso amministratore 40.000€ – Irpef 35% = 26.000€ (su cui pagare in seguito i contributi).

Per quanto riguarda i contributi Inps, l’amministratore della società che lavora attivamente e in modo abituale all’interno dell’azienda è tenuto a iscriversi alla gestione separata dell’Inps e dovrà versare un’aliquota che varia di anno in anno e che si aggira intorno al 34%. Qualora l’amministratore sia già iscritto ad altre forme contributive, come ad esempio la cassa artigiani o commercianti, l’aliquota contributiva della gestione separata scende al 24%, ma si dovrà applicare anche l’aliquota della cassa a cui si è iscritti.

Compenso amministratore: tassazione e vantaggi fiscali

La tassazione del compenso amministratore segue la disciplina fiscale del lavoro dipendente (art. 51 del Tuir) e quella dei benefit e dei rimborsi spese quando il compenso viene riconosciuto in queste forme. L’intero compenso è deducibile dall’imponibile secondo il principio di cassa allargato, cioè nell’anno in cui viene pagato, considerando validi anche i primi 12 giorni dell’anno solare successivo. Se però l’amministratore è un collaboratore esterno con partita iva, si applica il principio di cassa puro, perciò il suo compenso è deducibile solo se pagato entro il 31 dicembre dell’anno in oggetto.

Perché il compenso amministratore sia deducibile ai fini IRES come voce di costo per l’azienda, devono sussistere alcune condizioni:

●      decisione maggioritaria dell’assemblea dei soci;

●      compenso proporzionato al ruolo;

●      erogazione entro i tempi stabiliti dalla legge secondo il principio di cassa;

●      pagamenti tracciabili in caso di superamento delle soglie antiriciclaggio.

Come già raccontato nell’articolo 10 consigli per pagare meno tasse con un SRL, bisogna sottolineare che non è conveniente per l’azienda stabilire un compenso amministratore monetario eccessivamente elevato: in quanto soggetta alla disciplina fiscale del lavoro dipendente, più la somma è elevata più la tassazione aumenta e diventa svantaggiosa rispetto ad altri regimi fiscali e alla distribuzione dei dividendi. Spesso in questi casi conviene piuttosto remunerare l’amministratore con altri strumenti, come i benefit, i rimborsi spese, le indennità, oppure con i dividendi, verificando quale di questi strumenti apporta il maggior vantaggio fiscale per l’azienda. 

Trattamento di fine mandato

Un’altra importante opportunità di risparmio fiscale per il compenso amministratore è rappresentata dal TFM, ovvero dal trattamento di fine mandato: in sede di nomina dell’amministratore l’assemblea societaria può stabilire una somma da accantonare e versare a questa figura alla fine del suo incarico. Questa somma sarà interamente deducibile seguendo un principio di competenza, quindi ogni anno sarà possibile dedurre la quota accantonata. È bene evidenziare che non esistono dei criteri specifici di calcolo del TFM, ma l’ammontare è stabilito tra le parti, seppur debba rispettare un criterio di ragionevolezza. Per l’amministratore, inoltre, non concorre a formare reddito imponibile ma sarà soggetto a una tassazione agevolata fino al limite massimo di 1 milione di euro. Per poter usufruire del vantaggio fiscale, il TFM deve essere già presente nello Statuto della società e la delibera assembleare che lo introduce non deve avvenire dopo la nomina dell’amministratore, pena la perdita del vantaggio fiscale.

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