Pianificazione fiscale srl e ditte individuali: cos’è e perché è utile

La pianificazione fiscale è uno strumento di grande utilità per tutte le aziende per ridurre la propria base imponibile, e quindi il carico fiscale, in modo del tutto legale. Fare un’attenta pianificazione fiscale significa riorganizzare la struttura finanziaria e tributaria della propria azienda per diminuire il reddito imponibile attraverso strumenti regolarmente previsti dall’ordinamento tributario italiano.
Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter

Indice

La pianificazione fiscale è estremamente utile perché grazie a essa si può risparmiare una notevole somma di denaro che rimane un guadagno dell’azienda invece di trasformarsi in tasse e contributi, e si ottiene anche una proiezione contabile più precisa delle imposte che saranno dovute, evitando spiacevoli sorprese e creando una consapevolezza maggiore della struttura finanziaria della propria impresa.

L’aumento della competitività del mercato e della pressione fiscale rende oggi questa pianificazione fondamentale non solo per le grandi aziende ma anche per le piccole e medie imprese. Gli strumenti per selezionare e organizzare le proprie fonti di reddito in modo da diminuire l’imponibile, in Italia, vanno dalle deduzioni alle detrazioni, alla scelta del regime fiscale più conveniente, alla diversa ripartizione temporale dei redditi e molto altro. Ma innanzitutto la pianificazione fiscale beneficia del tempismo: i maggiori benefici si traggono se la si mette a punto sin da prima della nascita effettiva dell’impresa e se di anno in anno si verifica la strategia adottando se necessario degli aggiustamenti.

È fondamentale elaborare la propria pianificazione fiscale con una strategia accurata, che faccia attenzione alle regole di ogni strumento ed eviti zone d’ombra e ambiguità che possano far sconfinare in operazioni considerabili come evasione o elusione fiscale. Vengono considerate tali le azioni che danneggiano esplicitamente il sistema tributario italiano, in particolare sfruttando le discrepanze tra sistemi fiscali di Paesi diversi. Si tratta quindi di un rischio che corrono, consapevolmente o inconsapevolmente, soprattutto le imprese che operano anche oltre i confini nazionali.

Ditta individuale o srl per la pianificazione fiscale?

In primo luogo, è importante capire quale sia la forma giuridica più conveniente a livello fiscale per la propria azienda. Una volta stabilito questo, si possono individuare i migliori strumenti di pianificazione fiscale per il proprio caso. 

La principale differenza tra ditta individuale e srl è che nella prima gli oneri ricadono sull’imprenditore stesso e la sua condizione è perciò simile a quella delle persone fisiche, quindi poco flessibile. Le ditte individuali subiscono una tassazione progressiva o l’imposta sostitutiva invece dell’Ires al 24% e non possono beneficiare di numerose agevolazioni fiscali e di molti strumenti per la diversificazione delle fonti di reddito. Possono soltanto scaricare moltissimi costi sostenuti per svolgere la propria attività, come spostamenti, pasti, soggiorni, strumentazione, software ecc.

Strumenti di pianificazione fiscale per le srl

Gli strumenti di pianificazione fiscale che le srl possono sfruttare per pagare meno tasse sono numerosi, ma ecco una sintesi dei principali.

  • Beni immateriali: licenze commerciali, royalties, marchi, brevetti industriali sono beni soggetti a detassazione. In Italia le imprese titolari di royalties per un marchio hanno diritto a una tassazione agevolata sul reddito ricavato dalle concessioni per l’uso del marchio e possono dedurre integralmente dall’imponibile Ires i costi sostenuti per il pagamento di royalties ad altri soggetti. È quindi possibile registrare il marchio a titolo personale a nome del proprietario dell’impresa, che ne concede lo sfruttamento alla propria società e riceve le royalties come parte del suo compenso amministratore; questa soluzione è vantaggiosa, perché i compensi derivanti da royalties hanno una tassazione inferiore e non sono sottoposti a contributi Inps. Inoltre, l’azienda deduce questo costo. Attenzione, questo può avvenire solo se il marchio non è già in uso dall’impresa da tempo e non è già stato registrato da altri. Se il marchio è già registrato a nome dell’impresa, però, si può sfruttare il Patent Box, regime fiscale che applica una detassazione del 50% sul reddito ricavato dalla concessione dello sfruttamento del marchio, a patto che questo ricavato venga reinvestito nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali prima della chiusura del secondo periodo di imposta successivo all’operazione.
  • TFM: il Trattamento di Fine Mandato è un’indennità riconosciuta all’amministratore alla fine della sua carica, che non ha un importo stabilito dalla legge, purché sia congruo al reddito dell’impresa e all’incarico dell’amministratore. È un costo deducibile per competenza dall’azienda, perciò permette di abbassare l’imponibile. Inoltre, il compenso percepito dall’amministratore è soggetto ad una tassazione agevolata, ma solo se è presente nello statuto della società oppure viene deliberato nel suo importo preciso dall’assemblea dei soci prima della nomina dell’amministratore.
  • Welfare aziendale: per aumentare la retribuzione dei dipendenti senza aumentare il costo del lavoro per l’azienda si può ricorrere a strumenti alternativi di remunerazione sotto forma di benefici e servizi. Il TUIR ha stabilito un elenco di beni e servizi deducibili, come buoni pasto, buoni carburante, polizze assicurative, viaggi, asili, coperture mediche ecc. Tutti i costi sostenuti per erogare questi strumenti sono interamente deducibili dal reddito imponibile dell’azienda e il loro valore non contribuisce alla formazione di reddito per il dipendente né è soggetto ai contributi Inps, perciò il guadagno è per entrambe le parti. 
  • Compenso amministratore: anziché remunerare l’amministratore con la distribuzione degli utili aziendali, tassati al 26% e a cui viene applicata un’IRES del 24%, l’assemblea dei soci può stabilire una retribuzione periodica che seguirà le stesse regole di tassazione progressiva delle retribuzioni dei dipendenti e diminuirà la base imponibile dell’azienda in quanto si tratta di un costo. Bisogna però fare attenzione a non stabilire un compenso amministratore troppo alto per evitare che la tassazione non sia più conveniente. Per evitarlo, si può anche integrare il compenso in busta paga con altre forme, come ad esempio rimborsi spese e indennità di trasferta.
  •  applicare lo schema Holding-trading: è una soluzione complessa da valutare attentamente. Si tratta di costituire una società holding partecipata dai soci proprietaria del 100% delle quote della società operativa. Trasferendo il reddito netto alla società “madre”, la tassazione ammonterà solamente all’1,2% sul 5% dell’ammontare imponibile. Questa formula è possibile grazie alla disciplina PEX (Partecipation Exemption).

Se ti è piaciuto condividilo!

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter

Per sapere di più su: "Pianificazione fiscale srl e ditte individuali: cos’è e perché è utile"

Potrebbe interessarti anche...

Compenso amministratore: come si calcola e tassazione

Il compenso amministratore è la somma di denaro versata all’amministratore di un’azienda per il suo ruolo ed è molto utile sapere come si calcola per sfruttare la tassazione a vantaggio del risparmio fiscale dell’impresa.
Continua a leggere l’articolo per saperne di più e, se vuoi approfondire, guarda il video!

10 consigli per pagare meno tasse con una SRL

La SRL è la tipologia di società più diffusa nell’imprenditoria italiana, perciò per moltissimi imprenditori è fondamentale sapere come pagare meno tasse con una SRL, sempre rispettando i confini di ciò che è permesso dallo legislatore e rimanendo nel perimetro della legalità.

Pianificazione fiscale d’impresa

Liberi professionisti, lavoratori dipendenti, piccole aziende e multinazionali: tutti i contribuenti, almeno una volta nella vita, si sono lamentati della pressione fiscale che devono sostenere.
L’atteggiamento negativo nei confronti delle tasse è particolarmente concreto se si parla del contesto italiano, dove, è risaputo, la pressione fiscale non è sicuramente irrisoria se paragonata ad altri paesi.

Bonus carburante da 200 euro: la check list per l’utilizzo

Si amplia la platea dei lavoratori che possono beneficiare del bonus carburante previsto dal decreto Ucraina. Una modifica al disegno di legge per la conversione del D.L. n. 21/2022, introdotta durante l’esame in Commissione al Senato, estende l’utilizzo dei nuovi buoni benzina anche ai lavoratori dipendenti di soggetti che non sono aziende come, ad esempio, gli studi professionali o gli Enti del Terzo settore che svolgono esclusivamente attività non commerciale.

Si può ritenere, inoltre, che possano beneficiarne anche i lavoratori in smart working.

Criptovalute: Quali Sono i 5 Errori da Evitare?

Durante la mia quotidiana attività di consulenza fiscale, sono costantemente in contatto con possessori di criptovalute molto confusi e preoccupati, perché non riescono a capire come comportarsi con le loro monete virtuali in quanto, navigando sul web o parlando con “professionisti” del settore, ricevono informazioni superficiali, discordanti, incomplete o, peggio ancora, pericolosamente errate!

La verità è soltanto una…dobbiamo fare attenzione perché con le monete virtuali il fisco non scherza; vediamo quindi quali sono i 5 errori da evitare.

Decreto OAM ed operatori di criptovalute: come cambiano le cose?

A seguito della firma del cosiddetto Decreto OAM da parte del Ministro dell’Economia Daniele Franco, il settore italiano delle criptovalute è stato colpito da un’ondata di incertezza.
Il provvedimento, infatti, nonostante abbia come scopo quello di mettere ordine nell’attuale caos normativo, presenta diverse criticità che hanno messo in allarme sia operatori di criptovalute nazionali che esteri. In questo articolo vediamo perché e come cambiano le cose per il settore.

Che tipo di Controlli stanno facendo Guardia di Finanza & Agenzia delle Entrate?

Abbiamo già parlato di quali siano gli obblighi dichiarativi e gli errori che molti investitori stanno commettendo sottovalutando il fenomeno fiscale nell’ambito delle monete virtuali.

L’amministrazione finanziaria e la Guardia di Finanza hanno già iniziato un’attività di controllo con il fine di contrastare i fenomeni di riciclaggio, ossia il reimpiego di redditi non dichiarati in attività finanziarie.

Quali Sono gli ERRORI che stanno Commettendo Quasi Tutti i Possessori di CRIPTOVALUTE?

Una buona parte dei possessori di monete virtuali sottovaluta il fenomeno dichiarativo.
L’Italia è stato un paese pioniere nel recepimento della quarta e della quinta direttiva antiriciclaggio e nella definizione di valuta virtuale.
Poi, ha inserito delle norme atte a prendere i risultati ottenuti proprio in sede di antiriciclaggio per poterli utilizzare ai fini della determinazione del reddito.

Le criptovalute vanno dichiarate?

L’Agenzia delle Entrate si è già espressa innumerevoli volte così come anche la dottrina e la giurisprudenza; recentemente anche i controlli delle autorità fiscali, vertono in questa direzione.

Quindi si, le monete virtuali vanno dichiarate.